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Bevilacqua (Ugl): lavoro nero, nuovo caporalato e outsourcing


Un’ inchiesta pubblicata oggi dal quotidiano La Stampa getta luce sul proliferare in tutta Italia delle nuove forme di caporalato, il cosiddetto outsourcing, nelle sulle varie tipologie, ovvero: appalti di servizi, distacco dei lavoratori, somministrazione di lavoro e contratti di rete, che in realtà mascherano spesso lavoro sottopagato e violazioni dei diritti fondamentali dei lavoratori.

Un problema in caso di controlli per le aziende – soprattutto le Pmi, già duramente colpite dalla crisi – che cedono agli annunci pubblicitari di società e consulenti  che, per far  ridurre il costo del lavoro, propongono alle imprese, mediante contratti di co-datorialità, l’ esternalizzazione e il distacco dei dipendenti, trattandosi in realtà di somministrazioni di lavoro illecite, perseguibili per  legge.

Un  fenomeno che colpisce soprattutto le zone più ricche del Paese: Veneto, Friuli, Piemonte, Lombardia ed Emilia-Romagna.

Il quotidiano La Stampa porta il caso di tre lavoratori di un ristorante/locanda  bolognese che, pur lavorando nel solito locale,  si sono visti cambiare datore di lavoro diventando dipendenti  di un’altra società, una cooperativa che ottenuto il contratto non ha mai pagato i contributi previdenziali dei lavoratori o le coperture assicurative obbligatorie per legge.

“Nel caso specifico questi lavoratori sono stati venduti, anzi svenduti . Ed alla fine il titolare della locanda bolognese s’è trovato a dover pagare gli arretrati e le sanzioni che sono scaturite da un’ispezione degli Ispettori  Territoriali del Lavoro. Questi sono i casi che sempre di più come sindacato ci troviamo ad affrontare. Una forma di sfruttamento che si aggiunge al caporalato classico, quello della vendita e dell’utilizzo della manodopera totalmente in nero, fenomeno ormai radicatosi anche nella nostra regione, soprattutto in alcuni settori economici: edilizia, agricoltura e servizi”: commenta il segretario dell’Ugl Emilia-Romagna, Tullia Bevilacqua.

Secondo l’  inchiesta pubblicata   dal quotidiano La Stampa sono quasi 10mila (9.571) i lavoratori italiani svenduti tra gennaio e ottobre 2018.

I settori più colpiti dall’outsourcing sono:  trasporti e magazzinaggio, costruzioni, servizi ed agenti di viaggio o noleggio, commercio all’ingrosso e riparazioni mezzi meccanici, manifatturiero, sanità e assistenza sociale, hotel e ristorazione.

Il settore del sommerso in generale conta 48.073 lavoratori non in regola e di questi il 44% totalmente in nero.

Le regioni più coinvolte per numero di lavoratori  non in regola perché “svenduti” ad altra società: Campania, Puglia, Lazio, Toscana, Lombardia ed Emilia-Romagna (con 3.279 persone).

Le regioni  dove le direzioni locali  dell’Ispettorati del lavoro hanno  scoperto il maggior numero di singole  ispezioni in azienda che hanno fatto  emergere molti lavoratori con contratti modificati sono quelle della Macroarea del Nord Est: Veneto, Emilia-Romagna, Friuli e Marche (con 3.600 casi complessivi).

Questo fenomeno – sempre secondo l’inchiesta de La Stampa –  ha colpito in Emilia-Romagna nel 2017 ben 1.065 lavoratori, hanno fatto peggio soltanto Lombardia (1.310), Piemonte (1.539)  e Lazio (1.573).

Emerge addirittura il caso di lavoratori (382 su 9.895 soltanto nel 2017) “svenduti” illegalmente ad aziende con sede all’estero, con regimi fiscali e pensionistici completamente differenti.

“Questo problema – afferma il segretario dell’Ugl Emilia-Romagna, Tullia Bevilacqua – è esploso soprattutto nelle piccole ditte, dove la presenza dei sindacati è minima, se non del tutto assente. Questi sono i lavoratori più esposti al rischio delle false coop o delle ditte “pirata” che acquistano  manodopera che viene immediatamente precarizzata . Da tempo chiediamo   a tutti i governi che si sono succeduti di rafforzare organici e mezzi  delle direzioni locali  dell’Ispettorati del lavoro, perché proprio grazie all’attività di controllo sono venute alla luce il cosiddetto “sommerso” e le nuove forme di sfruttamento come l’ outsourcing”.

Il sindacato Ugl dell’  Emilia-Romagna punta l’indice anche sui cosiddetti “contratti ibridi” che spesso altro non sono che nuove forme di lavoro nero e sulla necessità di adeguare le leggi ad un problema relativamente nuovo.

“Al Nord ed anche in Emilia-Romagna s’è registrato il caso di false cooperative che svolgevano (e svolgono)  in outsourcing servizi per il comparto agro-alimentare. Imprese  che  vivono  un anno o pochi mesi , applicano contratti di lavoro firmati da sigle sindacali minori ,  spesso non versano né tasse né contributi previdenziali e propongono stipendi più bassi ai lavoratori,  ed alla fine  cambiano natura giuridica o addirittura scompaiono nel nulla.  Servono più controlli , ed anche pene certe per chi viene colto a gestire reti di illegali. Non solo per stroncare gli illeciti, ma soprattutto per garantire dignità ai  lavoratori e salvaguardare i diritti riconosciuti anche a costo di dure battaglie sindacali nei vari contratti nazionali di categoria”: conclude il  segretario dell’Ugl Emilia-Romagna, Tullia Bevilacqua.




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