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Il Villaggio San Marco a Carpi degli esuli da Istria e Dalmazia, il volume


È stato riaperto nel primo pomeriggio di ieri l’ingresso principale dell’Ospedale di Pavullo chiuso nei giorni scorsi, in via precauzionale, a causa della presenza di cumuli di neve sul tetto e sulla pensilina sottostante.

L’Azienda USL ha monitorato costantemente in questi giorni la situazione in stretto contatto con la Polizia Municipale e i Vigili del Fuoco che ieri mattina, con una scala di 30 metri, sono saliti per eliminare lo strato di ghiaccio e neve e verificare le condizioni della copertura, al fine di consentire la riapertura in sicurezza degli accessi.

L’intervento di rimozione del cumulo nevoso ha danneggiato parte dell’insegna dell’Ospedale, il cui completo ripristino avverrà al migliorare delle condizioni meteo.

Prima della riapertura, le operazioni di ripulitura del piazzale e lo spargimento di sale da parte del servizio tecnico dell’Ausl, per ristabilire le migliori condizioni possibili per l’ingresso in Ospedale.

L’Azienda USL di Modena ringrazia sentitamente i Vigili del Fuoco e Polizia Municipale e tutti coloro che si sono lungamente adoperati in questi giorni per garantire la sicurezza di ambienti e persone.

 

A Carpi 1500 profughi: aperto nel giugno del 1954, chiuso dopo 16 anni

Furono quasi 1.500 i profughi, appartenenti alla comunità italiana, ospitati nel Villaggio San Marco a Carpi, dopo aver abbandonato le proprie case e tutti i propri beni in Istria e Dalmazia a seguito degli accordi internazionali che, ridefinendo il confine orientale italiano, assegnarono quei territori all’allora Jugoslavia.

Le famiglie arrivate nel modenese furono una parte delle circa 250 mila persone, il 90 per cento degli italiani che vivevano in Istria e Dalmazia,  che partirono tra il 1944 e la fine degli anni Cinquanta, dirette in 130 luoghi tra caserme, scuole come quella in via Caselle a Modena che ospitò diverse famiglie, conventi, ex campi di concentramento come quello di Fossoli o la risiera di San Saba a Trieste, ma anche oltreoceano, dal Canada al Venezuela. Un esodo di massa per fuggire a persecuzioni e alla tragedia delle foibe dove vennero sterminati migliaia di italiani.

Il Villaggio san Marco fu aperto il 7 giugno del 1954 e chiuso dopo 16 anni il 7 marzo del 1970. All’interno della struttura furono aperti spazi commerciali, centri di aggregazione, uno studio medico, attività artigianali come la falegnameria e la tipografia gestiti dagli esuli stessi, poi la scuola, l’asilo e la chiesetta.

Gli esuli, insomma, anche se sostenuti dallo Stato con apposite leggi, si organizzano in modo indipendente, allacciando stretti rapporti con la comunità di Fossoli e di Carpi, nonostante, si legge nel contributo di Luigi Vallini riportato nel volume,  il clima di diffidenza e le tensioni politiche del dopoguerra.

L’area di Fossoli di Carpi fu un campo di prigionia durante la seconda guerra mondiale: tra coloro che vi transitarono, prima di arrivare al campo di sterminio di Auschwitz, ci fu anche Primo Levi.

Nel dopoguerra fu assegnata all’opera dei Piccoli apostoli di Don Zeno Saltini e ospitò la comunità di Nomadelfia, prima di diventare il Villaggio San Marco.

 

L’incontro a Carpi sabato 17 marzo con esuli, studiosi e studenti

Il volume dedicato al Villaggio San Marco sarà presentato nel corso di un’iniziativa pubblica in programma a Carpi, sabato 17 marzo alle ore 10.30, nell’auditorium San Rocco (via S.Rocco 1).

Nel corso dell’evento, dopo i saluti del vescovo di Carpi, Francesco Cavina, sono  previsti gli interventi di Giampaolo Pani e Luigi Vallini, rispettivamente presidente e segretario del comitato di Modena dell’Associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia; Alberto Bellelli, sindaco di Carpi; Gian Carlo Muzzarelli, presidente della Provincia di Modena; Antonio Ballarin, presidente della Federazione degli esuli giuliano dalmati; Pier Luigi Castagnetti, presidente della Fondazione ex campo di Fossoli; Giuseppe Schena, presidente della Fondazione Cassa di risparmio di Modena, e Renzo Codarin, presidente nazionale dell’Associazione Venezia Giulia e Dalmazia; coordina il giornalista Cesare Pradella.

Saranno presenti anche relatori del convegno di studi del 2013, i cui atti sono raccolti nel volume, oltre a esuli, studiosi e studenti delle scuole superiori di Carpi.




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