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Caporalato, Ballotta (Cisl): “Abbiamo una buona legge, contrasto parta da territorio”


«L’operazione “Sardinia Job” rivela che il caporalato è ancora presente anche nel nostro territorio. Da poco più di un anno abbiamo una buona legge nazionale, ma per evitare che si diffonda ulteriormente, il fenomeno va affrontato e stroncato con decisione a livello locale da forze dell’ordine, istituzioni e parti sociali».

Lo afferma il segretario generale della Cisl Emilia Centrale William Ballotta commentando l’indagine condotta dalla Guardia di finanza di Pordenone (nella quale è coinvolta anche un’azienda di Campogalliano), indagine che ha portato alla luce una intermediazione illecita di manodopera (cosiddetto “caporalato”) nel settore manifatturiero/industriale, di emissione di fatture per operazioni inesistenti e di riciclaggio per la quale è stata rilevata l’esistenza di una associazione per delinquere. Le indagini condotte dalla Guardia di Finanza hanno consentito di individuare 13 società attive nella fornitura di manodopera tutte aventi strumentalmente la sede legale nella provincia di Sassari malgrado che nessuno delle centinaia di lavoratori impiegati o delle decine di aziende utilizzatrici degli stessi manifestasse una concreta presenza o interessi economici in Sardegna. Per contro i lavoratori venivano occupati in 37 aziende, con sede nelle provincie di Venezia, Brescia, Padova, Treviso, Vicenza, Bergamo, Modena, Pavia e Milano (i cui rappresentanti legali sono ora indagati).

«Con la legge contro il caporalato, entrata in vigore il 4 novembre 2016, l’Italia si è dotata di una legislazione aggiornata, con norme penali stringenti e più forti strumenti di contrasto partecipato. Questa legge – sottolinea Ballotta – è stata un vero traguardo di civiltà, frutto anche della mobilitazione del sindacato. Però da sola non è sufficiente: dobbiamo tenere ben dritte le antenne a livello locale per individuare subito i casi sospetti».

Il segretario Cisl spiega che un efficace contrasto al caporalato parte dalla prevenzione. In questo senso è importante quanto deciso la settimana scorsa al “tavolo carni” della Provincia.

«È necessario che quel tavolo istituzionale sia permanente per avere una conoscenza più approfondita del settore, delle sue dinamiche e trasformazioni, caporalato compreso – afferma Ballotta – Oggi dobbiamo rispondere alla domanda di flessibilità delle imprese in un quadro di legalità. Questo significa contrastare le false cooperative e definire meglio sia il campo di applicazione dei contratti di lavoro sia le attività che si possono dare in appalto. In questo modo è possibile assicurare ai lavoratori delle cooperative appaltatrici, purché applichino gli autentici valori cooperativi e siano sottoposte a periodiche revisioni, le stesse condizioni contrattuali dei dipendenti diretti delle aziende committenti», conclude il segretario generale della Cisl Emilia Centrale.




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