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Ex Fonderie Modena: “dalla memoria del ‘900 alle start up”


La Palazzina storica delle ex Fonderie di Modena verrà riqualificata per ospitare la sede dell’Istituto storico, con un ampio spazio destinato alla biblioteca, e una mostra permanente sulla storia del lavoro del Novecento. Lo ha annunciato il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli in occasione della commemorazione dell’eccidio del 1950 precisando che per ottenere una quota di finanziamenti il progetto verrà presentato nei prossimi mesi a un bando della Regione Emilia-Romagna per il sostegno alle iniziative di riqualificazione urbana. “Il costo per il primo stralcio dell’intervento – ha spiegato Muzzarelli – è di circa tre milioni di euro. Già prima di Natale abbiamo definito il percorso con la Regione e collaborerà alla realizzazione anche la Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. Nel frattempo è in atto il confronto con Camera di commercio, Università e associazioni economiche per un secondo stralcio di recupero del fabbricato industriale a cui assegnare una forte caratterizzazione sul futuro del lavoro e della ricerca, con spazi per start-up e laboratori”. Il primo stralcio dell’intervento, che ha come base il progetto sviluppato negli anni scorsi con il percorso partecipato, riguarda una superficie di 1.560 metri quadri e prevede la conservazione della facciata, interventi di consolidamento, opere strutturali, alcune demolizioni di muri interni e l’impiantistica. In programma anche la riqualificazione dell’area del monumento dedicato ai caduti del 9 gennaio 1950. A piano terra della palazzina è prevista la realizzazione della biblioteca dell’Istituto storico e la sala espositiva in locali di circa 240 metri quadrati. Anche al primo piano verranno collocate due ampie sale di archivio e biblioteca (complessivamente circa 440 metri quadri), oltre agli uffici e alle sale riunioni, mentre al secondo piano si prevede la realizzazione di un’aula didattica accanto al terrazzo. Tornando alla commemorazione, i segretari di Cgil Cisl Uil, unitamente alle Autorità cittadine, hanno deposto corone di alloro in memoria dei 6 operai – Angelo Appiani, Renzo Bersani, Arturo Chiappelli, Ennio Garagnani, Arturo Malagoli e Roberto Rovatti – che 68 anni fa morirono sotto i colpi della polizia durante lo sciopero generale proclamato dalla Camera confederale del Lavoro per chiedere la riapertura della fabbrica, contro la serrata e i licenziamenti massicci decisi dalla direzione delle Fonderie. I fatti del 9 gennaio 1950 per la loro drammaticità segnano il culmine di un clima conflittuale nelle fabbriche e nei luoghi di lavoro in provincia di Modena e in tutto il paese nel primo decennio del dopoguerra. Un decennio caratterizzato dalla ripresa dell’offensiva padronale per eliminare o limitare il più possibile i diritti e le conquiste dei lavoratori nell’Italia del dopo Liberazione. L’eccidio dei 6 lavoratori e il ferimento di altri 200 (molti dei quali per paura di essere fermati non si presentarono agli ospedali) segna la sproporzione tra la brutale repressione della polizia sostenuta da alcuni industriali modenesi e le rivendicazioni del sindacato e dei lavoratori per il diritto alla libertà sindacale, la difesa delle Commissioni interne e del cottimo collettivo, il controllo del collocamento per ridurre la forte disoccupazione degli anni postbellici. Anche con il sacrificio di quelle vite umane e con quella dura stagione di lotte per i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, si avviò il difficile cammino della costruzione della democrazia industriale e del civile convivere democratico nella nostra provincia. (immagine: Il sindaco Gian Carlo Muzzarelli di fronte al monumento dedicato ai caduti del 9 gennaio 1950 insieme ai segretari di Cgil, Cisl e Uil Manuela Gozzi,William Ballotta e Luigi Tollari)



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