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Vertenza Castelfrigo, Tollari (Cst-Uil): “Ricostruire l’unità dei lavoratori e non innalzare muri”


La vertenza Castelfrigo deve segnare  il punto di svolta e di non ritorno di una stagione in cui si è dimostrato che affidare un intero settore industriale, il distretto delle carni, con marchi di qualità di grande valore, alla precarietà e a cooperative spurie in nome dell’abbattimento del costo del lavoro, si sia rivelata negli anni una scelta miope e perdente.

Tutto ciò ha portato negli anni all’esasperazione delle  vertenze, alla frustrazione , alla radicalizzazione dello scontro. Laddove ci si limitava invano a rivendicare diritti elementari come il diritto al riposo, rispetto delle turnazioni , riconoscimento delle anzianità maturate ai fini di una futura stabilizzazione, il diritto alla applicazione del contratto in materia di maggiorazioni, straordinari, la risposta è sempre stata quella: non ci sono margini.

Il verbale di incontro col quale la Castelfrigo ha annunciato la somministrazione di una cinquantina tra gli ex dipendenti delle cooperative con il solo criterio della non partecipazione alle iniziative di lotta non è certo un segnale sufficiente anche se da un lato può incoraggiare a pensare positivo per il futuro dell’azienda;  la spaccatura  tra operai delle cooperative con chi è stato assunto per sei mesi e chi è rimasto fuori, la spaccatura tra sindacati e tra lavoratori diretti della Castelfrigo e chi sta al presidio non è  una situazione facile e ideale né per costruire soluzioni definitive, né per riportare in tempi brevi relazioni sindacali corrette e partecipative.

La decisione di affidarsi  all’accordo regionale in materia di appalti può e deve riaprire il discorso dell’assorbimento occupazionale di tutti quelli che in questi anni hanno svolto un duro lavoro senza veder ripagati i propri sforzi. Ci deve essere una soluzione non solo temporanea e precaria, ma costruttiva e che tenga insieme le esigenze dei lavoratori con quella delle imprese del settore, che dovranno competere  sulla qualità del prodotto, del processo e sulla valorizzazione di chi lavora. Perché per la UIL le imprese sono una risorsa imprescindibile per lo sviluppo, sono un bene prezioso che va tutelato con leggi che normano la concorrenza, sconfiggano e scoraggino l’illegalità, ritenendo sconfitta l’idea iperliberista di lasciar fare al mercato perché con un mercato privo di regole abbiamo già perso.

Costruire muri tra imprese e lavoro non serve a nulla e ancora più sbagliata è l’idea di costruire muri tra forze sindacali che si richiamano alla rappresentanza del mondo del lavoro. Bisogna ritrovare unione di intenti e spirito di mediazione, senza aver la pretesa di porre veti e scomuniche. Occorre riuscire a costruire ponti, facendo tesoro degli errori.

(Luigi Tollari, segretario generale Cst-Uil Modena e Reggio)

 




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