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Buon momento per l’economia emiliano romagnola


L’economia dell’Emilia-Romagna sta vivendo un buon momento visibile nel rafforzamento di tutti i fondamentali macro. E’ favorevole il quadro che emerge dall’indagine congiunturale relativa al secondo trimestre 2017 sull’industria manifatturiera, realizzata in collaborazione tra Unioncamere Emilia-Romagna, Confindustria Emilia-Romagna e Intesa Sanpaolo.

Quasi tutti i settori traggono beneficio dal ciclo economico positivo.

La produzione in volume delle piccole e medie imprese dell’industria manifatturiera dell’Emilia-Romagna è cresciuta del 3,1% rispetto allo stesso periodo del 2016, con una buona accelerazione rispetto ai tre mesi precedenti.

Guidano l’espansione le industrie meccaniche, elettriche e dei mezzi di trasporto, mentre arretra l’industria del legno e del mobile. La crescita si diffonde alle medie imprese e appare assai meno marcata la correlazione positiva tra andamento congiunturale e dimensione d’impresa, nonostante questa rimanga un fattore strategicamente rilevante. Con una notevole accelerazione, l’aumento della produzione delle piccole imprese (+3,4 per cento) ha superato quello medio dell’industria regionale.

Il fatturato ha ricalcato la produzione. Nel secondo trimestre 2017 è stata registrata una crescita del 3,6 per cento rispetto all’analogo periodo 2016, in accelerazione rispetto ai tre mesi precedenti (+2,8 per cento). E’ l’incremento più elevato dal quarto trimestre 2010. L’andamento del fatturato estero ha mostrato un’analoga tendenza espansiva (incremento tendenziale del 3,5 per cento).

Alla crescita del fatturato e della produzione si è associato un andamento positivo del processo di acquisizione degli ordini, che ha mostrato un aumento tendenziale del 2,9 per cento, inferiore a quello del fatturato, traendo beneficio sia dal mercato estero, sia da quello interno. Si tratta del risultato migliore dal secondo trimestre del 2011.

Il grado di utilizzo degli impianti si è attestato a 78,5 per cento, in aumento rispetto al livello del 76,1 per cento riferito allo stesso trimestre dell’anno precedente.

Uniforme l’andamento settoriale. A fare da traino l’industria metallurgica che ha registrato il secondo più elevato aumento della produzione (+2,7 per cento) e una forte crescita del fatturato complessivo, sostenuta dall’accelerazione della dinamica sull’estero.

Il sistema moda, lasciatosi alle spalle diversi trimestri di recessione, si stacca dal palo e vede il fatturato complessivo salire dell’1,8 per cento, trainato dal mercato estero. La produzione registra il più forte aumento dall’inizio della rilevazione (+2,4 per cento), avvicinato solo in passato da quello rilevato nel primo trimestre del lontano 2006. L’industria alimentare ha ottenuto una forte crescita del fatturato (+2,7 per cento), trainata soprattutto dal mercato interno, mentre l’incremento delle vendite all’estero è stato più contenuto. La produzione ha messo a segno un aumento più contenuto e pari al 2,0 per cento, con un rallentamento sul trimestre precedente.

Sulla base del Registro delle imprese, quelle attive dell’industria in senso stretto regionale, a fine giugno risultavano 45.375 (pari all’11,2 per cento del totale della regione), con una diminuzione corrispondente a 769 imprese (-1,7 per cento), rispetto allo stesso mese dello scorso anno.

Riguardo alla forma giuridica, le società di capitale restano invariate, giunte a rappresentare il 36,6 per cento delle imprese attive dell’industria in senso stretto.

Per quanto riguarda l’occupazione a quota 512 mila unità secondo l’indagine Istat sulle forze di lavoro che mostra una flessione del 3,6 per cento, pari a oltre 19 mila unità, più accentuata di quella riferita al trimestre precedente, che va in contro tendenza sia rispetto all’andamento dell’occupazione complessiva in regione (+0,4 per cento), sia rispetto alla leggera flessione dell’occupazione dell’industria in senso stretto nazionale (-0,3 per cento).

Il risultato negativo è da attribuire sia agli occupati alle dipendenze, che sono risultati 472mila (-2,1 per cento, pari a quasi 10.200 unità), sia all’occupazione autonoma (-18,9 per cento a poco oltre 39 mila unità).

In base ai dati Istat relativi al commercio estero regionale, nel secondo trimestre dell’anno, le esportazioni di prodotti dell’industria manifatturiera hanno fatto segnare un buon aumento (+4,2 per cento), rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente e sono risultate pari a quasi 14.917 milioni di euro. L’andamento riflette la capacità di cogliere risultati positivi sui mercati europei (+5,6 per cento pari al 65,2 per cento del totale) e su quelli asiatici (+5,9 per cento, che assorbono il 14,9 per cento).  Le esportazioni verso l’Unione europea (il 57,0 per cento del totale) hanno mostrato la stessa tendenza (+5,5 per cento). Consolidamento su buon livello (+6,1 per cento) sul mercato tedesco, e, seppur minore su quello transalpino (+3,7 per cento), mentre si assiste a un rallentamento su quello spagnolo (+4,9 per cento). Prosegue la stasi delle vendite nel Regno Unito. In accelerazione le esportazioni verso la Russia (+22,4 per cento), mentre torna il segno rosso in Turchia (-5,7 per cento). Riguardo all’Asia, le esportazioni frenano in Cina (+6,8 per cento). Rallenta sensibilmente la crescita sui mercati americani (+3,5 per cento), in particolare sul fondamentale mercato statunitense (+1,3 per cento). Infine, si conferma la nuova tendenza positiva delle esportazioni regionali verso l’Oceania, mentre arretrano ampiamente quelle verso l’Africa.

Per quanto riguarda i prodotti, la crescita si è di nuovo concentrata in alcuni settori anche se il segno positivo ha prevalso quasi ovunque, con l’unica eccezione dell’industria della moda. In termini di contributo si segnala in positivo soprattutto l’aumento superiore alla media delle vendite estere di macchinari e apparecchiature meccaniche (+4,7 per cento). A seguire, i prodotti della metallurgia e dei prodotti in metallo, la sub fornitura regionale (+10,2 per cento). Quindi, apparecchiature elettriche, elettroniche, ottiche, medicali e di misura (+9,7 per cento). Infine, industria alimentare e delle bevande (+8,5 per cento), poi chimica, farmaceutica e delle materie plastiche (+3,7 per cento). Quasi al palo le esportazioni per mezzi di trasporto, industria del legno e del mobile e lavorazione di minerali non metalliferi, ovvero ceramica e vetro.

“I numeri positivi attestano come i segnali di ripresa prendano progressivo vigore e coinvolgano un insieme sempre più ampio di imprese – afferma il presidente di Unioncamere Emilia-Romagna, Alberto Zambianchi – L’Emilia-Romagna resta una regione a vocazione manifatturiera. Alla forza del comparto industriale va correlata la crescita del numero delle imprese del settore dei servizi, elemento che sottolinea come sia importante qui il legame territoriale. Tutto il sistema economico regionale sta investendo competenze e risorse per favorire innovazione, internazionalizzazione, formazione, in modo da dare impulso a uno sviluppo capace di coinvolgere un numero sempre più ampio di settori, imprese e persone”.

Nella prima metà del 2017 il credito bancario in Emilia-Romagna, secondo l’analisi della Direzione Studi e Ricerche di Intesa Sanpaolo, ha confermato andamenti differenziati per settori e per destinazione dei finanziamenti. In primo luogo, ancora una volta si è registrato un netto dualismo tra la dinamica robusta dei prestiti alle famiglie consumatrici e l’andamento sempre sotto tono di quelli alle imprese.

I prestiti alle imprese hanno riportato un andamento oscillante sotto lo zero per i finanziamenti all’industria e hanno visto la prosecuzione del forte calo dei prestiti alle costruzioni. Segnali positivi sono giunti, invece, dai finanziamenti a medio lungo termine destinati agli investimenti in macchine, attrezzature, mezzi di trasporto, che hanno proseguito nel trend di crescita già manifestato nel 2016. Inoltre, in Emilia Romagna tale crescita (+4,9% a/a a giugno) è rimasta superiore alla media nazionale (+2,2%). A livello provinciale, il trend dei prestiti per investimenti in macchinari è molto differenziato e in alcuni casi altalenante di trimestre in trimestre. In dettaglio, sono cresciute a due cifre Rimini e Bologna, mentre più moderata è risultata la dinamica di Modena. Alcune province come Piacenza, Reggio Emilia e Parma sono apparse in rallentamento, altre si sono mostrate continuativamente più deboli, come Ferrara, Forlì-Cesena, Ravenna.

Buone notizie continuano a giungere dai prestiti alle famiglie consumatrici che hanno proseguito nel trend di crescita, pari a +1,6% a luglio in Emilia Romagna, in linea con la media segnata da gennaio in poi. Il ritmo appare quindi stabilizzato, dopo due anni e mezzo di crescita senza soluzione di continuità. I mutui residenziali, in particolare, hanno evidenziato un’ulteriore accelerazione del tasso di crescita, con lo stock al netto delle sofferenze salito al +2,6% a giugno 2017, dal +2,4% di marzo e +1,3% di dicembre 2016. è proseguito, infatti, il buon momento dei finanziamenti alle famiglie per acquisto abitazioni. In Emilia-Romagna i flussi lordi trimestrali hanno totalizzato quasi 1,1 miliardi nel 2° trimestre, in linea col trimestre precedente. Complessivamente, nel 1° semestre, la crescita delle erogazioni è stata del 9,9% in Regione, più che doppia rispetto alla media nazionale (+4,3%). La frenata del trend evidenziata nel 2° trimestre è spiegata soprattutto dalle surroghe e sostituzioni, ma anche dai nuovi contratti. Surroghe e sostituzioni hanno determinato il 14% delle erogazioni trimestrali, rispetto a quasi un quinto nel trimestre precedente. La frenata delle erogazioni è correlata con la decelerazione delle compravendite immobiliari, che crescono a un ritmo più moderato dopo la fase di forte accelerazione (+3,1% in Regione nel 2° trimestre, +3,8% il dato nazionale). A livello provinciale gli andamenti degli stock di mutui sono quasi tutti in crescita ma differenziati, tra la forte dinamica assunta da Rimini dall’inizio del 2017 (+8,7% a giugno), la crescita sopra la media regionale di Forlì-Cesena, Bologna e Ravenna (+4,9%, +3,0% e +2,8% rispettivamente), gli andamenti positivi ma più moderati di Modena, Parma (+1,8% entrambe) e Piacenza (+1,2%), il ritorno in positivo di Reggio Emilia (+0,4%) e la persistente debolezza di Ferrara (-0,5%).

“Il mercato bancario continua a registrare condizioni favorevoli di accesso al credito, con tassi d’interesse ancora straordinariamente bassi e un’offerta distesa, anche alla luce del rafforzamento della ripresa economica. – commenta Tito Nocentini, direttore regionale di Intesa Sanpaolo – Nel primo semestre 2017 Intesa Sanpaolo ha erogato alle imprese emiliano-romagnole 838 milioni di finanziamenti a medio lungo termine e 570 milioni alle famiglie.”

Tuttavia, per il sistema bancario dell’Emilia-Romagna il ritmo di emersione delle sofferenze delle imprese ha mostrato un rimbalzo nel 2° trimestre, in controtendenza rispetto alla media nazionale. In dettaglio, il tasso di ingresso in sofferenza delle imprese è risalito a 4,2% (3,4% il dato nazionale), dopo il calo incoraggiante a 3,8% visto nel 1° trimestre quando era tornato sotto il 4% per la prima volta da inizio 2013. Nel caso delle famiglie consumatrici, il tasso di ingresso in sofferenza è sceso a 1,25% nel 2° trimestre, dopo una sostanziale stabilità sull’1,34% nei tre trimestri precedenti, restando saldamente sotto la media nazionale (1,45% il dato italiano, anch’esso in calo sui trimestri precedenti). Buone notizie sono giunte anche dal calo dello stock di sofferenze che, al lordo delle rettifiche di valore, a luglio risultano scese a 16% del totale dei prestiti alle imprese, dal massimo di 17,5% raggiunto ad aprile, restando su valori più bassi della media nazionale (16,4% a luglio).

“La nostra indagine sulle previsioni per la seconda metà del 2017 – dichiara il presidente di Confindustria Emilia-Romagna Pietro Ferrari –  conferma un clima di fiducia positivo, che prospetta un consolidamento della congiuntura economica. Le imprese evidenziano aspettative positive per quanto riguarda produzione, ordini e occupazione, con qualche maggiore cautela soprattutto per la domanda estera a causa della diffusa incertezza dello scenario politico internazionale.”

Secondo l’indagine semestrale realizzata da Confindustria Emilia-Romagna – che ha coinvolto 628 imprese manifatturiere associate con un totale di 76.940 addetti e 30 miliardi di euro di fatturato –il 38% degli imprenditori si aspetta un aumento di produzione e il 48% una stazionarietà: il saldo ottimisti-pessimisti è di +24 punti, lievemente inferiore a quanto registrato ad inizio anno. Si conferma l’ottimismo per la domanda totale: il 39% delle imprese prevede una crescita degli ordini, con un saldo ottimisti/pessimisti pari a +25 punti. Gli ordini esteri sono previsti in aumento dal 34% delle imprese, ma va evidenziata una maggiore cautela rispetto ad inizio anno, in conseguenza delle incertezze geopolitiche.

Il mercato del lavoro continua a mostrare segnali di miglioramento: circa un’impresa su 5 si attende un aumento dell’occupazione. Ciò è confermato anche dai dati Istat, che nel II trimestre registrano un aumento del 5,2% rispetto al primo nei dipendenti dell’industria. La situazione complessiva del mercato del lavoro si potrà però meglio valutare con i dati di fine anno, così da tenere conto dei fenomeni ciclici e stagionali.

“I nostri dati – commenta Ferrari – confermano che le scelte di politica industriale a livello nazionale e regionale degli ultimi due anni, proposte e sollecitate da Confindustria stanno dando risultati positivi grazie all’impegno di tutti gli attori del sistema, a partire dalle imprese. Di particolare rilievo gli investimenti stimolati dalle misure legate all’iper e super ammortamento, la diffusione dei progetti di ricerca e innovazione e quelli rivolti ad ampliare i mercati di sbocco. Occorre ora confermare la logica e i principi ispiratori di questo pacchetto garantendone la continuità nel tempo e nei meccanismi applicativi. Per quanto riguarda l’Emilia-Romagna è necessario rafforzare in particolare gli strumenti destinati agli investimenti, all’internazionalizzazione delle imprese e allo sviluppo delle risorse umane, caratterizzando in questo senso le scelte del bilancio previsionale 2018. Una priorità fondamentale per il Paese e le regioni manifatturiere sono poi le decisioni sulle politiche di coesione post 2020 dell’Unione europea, sulle quali sarà decisivo l’impegno comune di Stato, Regioni e parti sociali.”

“Nell’attuale quadro congiunturale – conclude il presidente di Confindustria regionale Pietro Ferrari  – le imprese stanno affrontando la grande sfida dell’innovazione tecnologica, organizzativa e digitale, rispetto alla quale hanno un assoluto bisogno di risorse umane con competenze adeguate, sia per i nuovi ingressi sia per la riqualificazione del personale esistente. Per avere risposte nel breve e nel lungo termine occorre rafforzare l’intera filiera formativa, anche con politiche attive del tutto innovative da costruire rapidamente insieme alla Regione e al Sindacato”.

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foto: (da sx) Pietro Ferrari, presidente Confindustria Emilia Romagna, Tito Nocentini, direttore regionale di Intesa Sanpaolo, Alberto Zambianchi, presidente Unioncamere Emilia Romagna




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