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Il genoma spiega diffusione delle fiabe

È stato pubblicato, su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), un nuovo studio che utilizza per la prima volta dati genomici a scala globale per capire come le fiabe tradizionali si siano diffuse in Europa e Asia.

Guidato da Eugenio Bortolini (attualmente al Dipartimento di Beni Culturali dell’Università di Bologna e precedentemente ricercatore presso la sede di Barcellona del Consiglio Superiore della Ricerca Scientifica spagnolo), Luca Pagani (Università di Padova), e Jamshid J. Tehrani (Univeristà di Durham), e realizzato con la partecipazione del Laboratorio di Antropologia Molecolare del Dipartimento BiGeA dell’Università di Bologna, lo studio si basa sull’analisi di 596 fiabe tradizionali registrate in Europa e Asia e comprendenti “Fiabe di Animali” e “Fiabe di Magia” secondo la classificazione internazionale ATU (Uther 2004), in parallelo con dati genomici recentemente pubblicati (Pagani et al. 2016).

Nello specifico, gli autori hanno confrontato le somiglianze genetiche fra popolazioni (una misura della loro origine comune) e il numero di fiabe condivise per determinare se tale diffusione a grande scala sia dovuta ai grandi movimenti di popolazioni (migrazioni), o se sia piuttosto da imputare allo scambio di informazioni e beni avvenuto per migliaia di anni tra gruppi umani.

“Con questo lavoro abbiamo capito che, pur essendo trasmesse dai genitori ai figli, è poco probabile che le fiabe tradizionali di Europa e Asia si siano diffuse su lunghe distanze geografiche a seguito delle grandi migrazioni che hanno lasciato una traccia nel nostro genoma” – ha detto il primo autore del lavoro Eugenio Bortolini. Infatti, la maggior parte delle fiabe analizzate potrebbe aver viaggiato lontano dalla propria area di origine grazie allo scambio di idee e oggetti avvenuto tra popolazioni diverse, in uno scenario che ricorda un “telefono senza fili continentale”, piuttosto che richiamare processi di commistione e sostituzione tra popolazioni. “Le persone, tuttavia, potrebbero aver portato con sé le proprie storie tradizionali nei loro movimenti su brevi distanze, inferiori a 4000 chilometri” – ha aggiunto Enrico Crema coautore del lavoro dell’Università di Cambridge.

I risultati di questo studio supportano anche l’ipotesi che la comparsa e il rafforzamento delle barriere linguistiche abbia avuto un impatto decisivo sulla diffusione di elementi culturali – tra cui le fiabe – in tutta l’Eurasia, confermando risultati attesi e l’idea che gran parte delle fiabe fossero in origine diffuse soprattutto oralmente. “Parlare idiomi appartenenti a famiglie linguistiche diverse ha un effetto chiaramente misurabile sulla probabilità che due gruppi condividano le stesse fiabe” – afferma Jamshid J. Tehrani, autore senior dello studio. Ancora più interessante è il fatto che “le barriere linguistiche abbiano un effetto più limitato ma comunque significativo anche sullo scambio di informazione genetica tra popolazioni, sebbene a scala geografica contenuta”, conferma Luca Pagani, co-primo autore insieme ad Eugenio Bortolini.

Lo studio ha inoltre identificato le possibili regioni geografiche di origine di alcune tra le fiabe più diffuse, puntando a quattro centri di diffusione principali: Europa orientale, Caucaso, Africa occidentale, Asia settentrionale – quest’ultimo emerso nel caso della nota fiaba “Pollicino”.

Più in generale, la ricerca dimostra chiaramente come sforzi multidiscplinari di questo tipo – che integrano lo studio di dati biologici e genetici con lo studio quantitativo di evidenze culturali – possano offrire risultati determinanti per arricchire la conoscenza della nostra complessa e articolata storia evolutiva.




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