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“Il lavoro non è una merce”: venerdì al Castello di Levizzano

Il diritto al lavoro nel nostro Paese è costituzionalmente garantito (articolo 1), ma le cifre della disoccupazione giovanile e degli impieghi sprovvisti di giusta retribuzione o di tutele – che stanno creando una generazione senza welfare e piena di lavoratori poveri di tutte le età – dicono altro.

Quella di venerdì sera vuole allora essere una riflessione generale sul tema sempre più svilito dei diritti del e nel lavoro con i piedi ben piantati nell’attualità e con tre focus particolari: uno storico, uno giuridico, uno sindacale.

Il prof. Lorenzo Bertucelli (docente di Storia dei movimenti sociali e politici al Dipartimento di Studi Linguistici e Culturali di Unimore) ci guiderà attraverso la lunga marcia dei diritti nell’Italia e nell’Europa del ‘900; il giuslavorista Federico Martelloni (docente in Diritto del Lavoro all’Università di Bologna) affronterà il tema strategico del rapporto tra lavoro e libertà; e il segretario generale della FIOM-CGIL Maurizio Landini ci parlerà dell’importanza dell’impegno sindacale per l’emancipazione delle persone, anche e soprattutto in un periodo duro come questo. A coordinare i lavori sarà Giuseppe Morrone, ricercatore presso il Laboratorio di Storia delle Migrazioni di Unimore e autore di un saggio sul pensiero di Bruno Trentin e il nesso conflitti-diritti dagli anni Settanta alla società postfordista.

Letture e immagini a cura di Fabrizio Orlandi, Claudio Ponzana, Gregorio Fiorentini. Voce recitante Claudio Ponzana.

“L’iniziativa “Il lavoro non è una merce” si inserisce nella più estesa rassegna Carta dedicata alla carta universale dei diritti umani e vuole concentrarsi su un ambito che tutti ci troviamo a sperimentare, quello del lavoro e dei diritti ad esso connessi. – racconta l’Assessore alla Cultura Giorgia Mezzacqui – Lo sancisce anche l’articolo 1 della Costituzione: l’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro. Ma è veramente così? Oggi non sembra. Il diritto al lavoro può essere considerato il primo diritto sociale, in quanto costituisce la fonte di sostentamento dell’individuo e lo strumento per affermare la sua autonomia ed indipendenza e, come tale, è anche il presupposto per l’esercizio di molti diritti di libertà. Il diritto al lavoro può essere, quindi, considerato alla base di tutti i diritti umani: trascurare i diritti economici e sociali può minare le libertà civili e politiche di un paese. Siamo oramai abituati a parole come cassa integrazione, esuberi, precariato; ma un’alternativa è possibile? Qual è stato il percorso storico che ha portato sino a qui? E’ possibile costruire un futuro diverso? Piccoli interrogativi che sicuramente venerdì sera non troveranno una loro naturale risposta ma che possono comunque rappresentare un momento di riflessione e di dialogo fra differenti voci. Differenti modalità di approccio, di visione, di speranza. Perché c’è tanto bisogno di parlare e parlarsi.”




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