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Modena, i funerali di mons. Lanfranchi: Duomo e piazza gremiti dai fedeli commossi

FuneraleLanfranchiTanta commozione questo pomeriggio in Cattedrale a Modena per i funerali di mons. Antonio Lanfranchi, Arcivescovo di Modena-Nonantola.  A pronunciare l’omelia nella liturgia funebre mons. Luciano Monari, vescovo di Brescia. I numerosi fedeli presenti hanno potuto seguire le esequie anche all’esterno del Duomo, grazie ai due maxi schermi allestiti in piazza Grande: decisione assunta da Comune e Diocesi in ragione dell’elevato.

Ha presieduto la celebrazione Card. Carlo Caffarra, arcivescovo di Bologna e presidente della Conferenza Episcopale dell’Emilia Romagna. Hanno concelebrato 23 vescovi.

50 i Sacerdoti dalla diocesi di Piacenza – Bobbio, 30 dalla diocesi di Cesena Sarsina, oltre ad un centinaio di modenesi.

Tra le autorità erano presenti il prefetto Michele di Bari, il sindaco e presidente della Provincia Gian Carlo Muzzarelli, la presidente del Consiglio Comunale Francesca Maletti, il questore dott. Capocasa,  i sindaci  di Bomporto, Nonantola, Campogalliano, Soliera, Formigine, Piacenza Ferriere, il Vice-sindaco di Cesena  e di Castelfranco Emilia.

Erano presenti inoltre il presidente di Azione Cattolica italiana prof. Matteo Truffelli, il dott. Ernesto Diaco, del Progetto  Culturale della Cei, Francesco Zanotti, presidente della Fisc, Laura Leonardi, presidente diocesano di Azione Cattolica, i responsabili  di Comunione e Liberazione di Cesena e Modena. Stefano Casciu, Soprintendente per i Beni storici, Artistici ed Etnoantropologici di Modena e Reggio Emilia.

Il Segretario provinciale PD Lucia Bursi, il segretario cittadino Andrea Sirotti, il consigliere regionale Giuseppe Boschini.

Per il Consiglio delle Chiese cristiane il pastore valdese Michel Charbonnier ed il parroco ortodosso Constantin Totolici, insieme ad una delegazione della comunità copta.

Hanno manifestato  cordoglio e vicinanza alla Chiesa modenese il patriarcato Russo, il Patriarcato  romeno,  la comunità ebraica, attraverso la sua presidente, la comunità musulmana marocchina, la comunità musulmana turca, l’associazione Milad.

Numerosi i gonfaloni, listati a lutto: Comune di Modena, accanto al feretro per tutto il tempo dell’esposizione della salma nella camera ardente, Nonantola, Università di Modena e Reggio Emilia, Ferrari.

Oltre 700 le persone che hanno seguito in rete la celebrazione, grazie allo streaming del settimanale diocesano Nostro Tempo.

 

“Avevamo sperato che la malattia si fosse fermata e che avrebbe permesso a don Antonio di continuare il suo servizio alla Chiesa modenese. Ma poi la leucemia si è risvegliata e non c’è stato nulla da fare se non accompagnare con tutta la premura e il rispetto gli ultimi giorni di vita. Giorni difficili, che portavano via progressivamente le forze, i pensieri, i progetti, come una dolorosa potatura… – così mons. Luciano Monari nella sua Omelia-.

…La personalità di don Antonio è stata essenzialmente una personalità ecclesiale, quella di una persona che nella appartenenza e nel servizio alla Chiesa ha trovato tutto il senso della sua vita. Per quanto l’ho conosciuto, mi sembra proprio che non abbia avuto altri interessi, hobbies, preoccupazioni, sogni, progetti. I suoi ambiti di servizio sono stati diversi – l’Azione Cattolica, la CEI, la diocesi di Piacenza poi, come vescovo, le diocesi di Cesena-Sarsina e di Modena-Nonantola; ma l’animo è sempre stato lo stesso, quello di una persona che poneva intelligenza e cuore al servizio della Chiesa, per l’edificazione di comunità cristiane autentiche attraverso la formazione di personalità cristiane mature. In questo atteggiamento don Antonio è stato sostenuto da robuste radici alle quali era profondamente legato: la sua famiglia, anzitutto, poi il suo paese, Grondone, la sua maestra, la sua diocesi, la sua Azione Cattolica…

….A queste origini (luoghi e persone) don Antonio tornava volentieri, sicuro di potersi rigenerare, di potere attingere forza per continuare il servizio alla Chiesa. E sono convinto che proprio da queste radici don Antonio ha ricevuto molto di quell’equilibrio che lo ha accompagnato attraverso tutte le vicissitudini del ministero – che non sono state poche o leggere. Anzitutto come Vicario generale di Piacenza, in un posto che dà molte responsabilità e poche gratificazioni; poi nelle Chiese dove ha servito come vescovo. Le difficoltà, le opposizioni, i fallimenti non sono mai riusciti a togliergli quell’ottimismo di fondo che è un sottoprodotto della speranza cristiana; non sono mai riuscito a trovarlo disperato, nemmeno nei momenti più duri della malattia….” ha proseguito mons. Monari.

Dopo la liturgia funebre la salma dell’Arcivescovo è stata temporaneamente tumulata nel cimitero cittadino di San Cataldo, in attesa della definitiva collocazione nella cripta della Cattedrale.

 

Il saluto di mons. Morandi 

“Vorrei tanto riuscire ad essere “vicario dell’amore di Cristo”, e cogliendo il messaggio di questa IV domenica di Quaresima, chiamata nella tradizione “in laetare”, essere servitore della vostra gioia, non di quella gioia effimera, illusoria, ma la gioia che nasce dalla comprensione del dono grandissimo della vita e del senso”. Carissimo Vescovo Antonio con queste parole iniziavi il tuo ministero pastorale in mezzo a noi il 14 marzo 2010. Fedele a questo tuo desiderio hai camminato con noi in questi cinque anni, sostenendoci con la tua parola sapiente, il tuo carattere riservato e gioviale, la tua bontà d’animo e la tua disponibilità generosa.

Non sono mancati i momenti difficili, come l’esperienza drammatica del terremoto prima e dell’alluvione, che hanno colpito la nostre terre e le nostre comunità, ma anche momenti di gioia profonda come la beatificazione di Rolando Rivi, da te fortemente desiderata, l’inizio della visita pastorale che tanto ti aveva entusiasmato, la presenza in mezzo ai giovani che avresti dovuto accompagnare la scorsa estate in pellegrinaggio in Terra Santa. In questo momento sono tanti i ricordi e i momenti vissuti insieme che affollano il nostro cuore.

Sei tu stesso che nel tuo Testamento ci confidi da dove attingevi la forza e il vigore per il tuo ministero; così scrivevi: “Con verità devo confessare che il filo d’oro che ha unito la mia vita è l’amore misericordioso di Dio e solo quello; amore che si è manifestato nel dono della vita, della vocazione al sacerdozio, nel dono dell’episcopato, nella grazia di essere vissuto nella Chiesa, nei vari presbiteri, nelle comunità. Quante grazie! Tante volte mi sono chiesto: Dove potresti essere ora se il Signore non ti avesse chiamato? Quale sarebbe stato il tuo destino? Ringrazio il Signore di non avermi mai abbandonato con il suo amore”.

L’amore misericordioso del Signore che ti ha guidato, è l’amore misericordioso che hai donato a noi come Padre e Maestro nell’annuncio della Parola e nella presidenza dell’Eucaristia, nel servizio ai poveri in una carità che come insegna il vangelo deve rimanere nascosta e visibile solo al Padre che vede nel segreto. Ma il Magistero più alto e più vero ce lo hai donato in questi mesi con l’offerta della tua sofferenza e della tua malattia per la nostra comunità diocesana! Ci hai insegnato che nulla è privo di senso e di significato se lo sappiamo vivere nell’amore e per amore! Hai combattuto con forza ed energia per poter riprendere a pieno ritmo il tuo ministero, e alla fine non ti sei arreso alla malattia, ma ti sei consegnato all’amore misericordioso del Signore.

Carissimo vescovo  Antonio, vogliamo dire a tuo nome,e a nome dei tuoi  parenti, un grande grazie a tutti coloro che in questi mesi ti sono stati vicini con tanto amore e affetto, don Giovanni e don Franco, la signora Carmela e la cugina Angela, i tuoi fratelli e nipoti, il dott.  Francesco Sala, il prof. Mario Luppi,  insieme alla sua equipe, che con grande professionalità e umanità ti sono stati vicini sino alla fine. Desidero ringraziare di cuore anche il sindaco Gian carlo Muzzarelli, per la sua vicinanza e disponibilità, non solo in questi giorni.

Caro vescovo Antonio non ti nascondiamo che già ci mancano le tue parole di incoraggiamento, le tue battute e anche le tue “tirate di orecchie”, ma davanti al Signore che scruta i cuori, ti diciamo che ti abbiamo e ti vogliamo bene per quanto sei stato e sei per tutti noi: vicario dell’amore di Cristo! Ti accompagniamo all’incontro con il Signore certi  di sentir risuonare le parole consolanti e rassicuranti “Vieni, servo  buono e fedele, prendi parte alla gioia del tuo  Signore”.

 

Il telegramma della segreteria di Stato con le condoglianze del Santo Padre Francesco 

Appresa la notizia della scomparsa dell’ecc.mo monsignor Antonio Lanfranchi, Arcivescovo-abate di Modena-Nonantola, dopo grave malattia da lui  vissuta con spirito di fede e di testimonianza cristiana, il Santo Padre Francesco partecipa spiritualmente al lutto che colpisce codesta comunità diocesana. Egli, mentre ne ricorda il generoso e fecondo ministero, ringrazia il Signore per i frutti  spirituali del suo ministero di  guida e di accompagnamento del Popolo di Dio e innalza fervide preghiere di suffragio per la sua anima. Con tali sentimenti Sua Santità invoca per il defunto pastore il premio eterno promesso ai fedeli servitori del Vangelo e imparte di cuore a Lei, al signor cardinale Carlo Caffarra che presiede le esequie, agli altri presuli, ai sacerdoti ed ai  fedeli tutti, come pure ai familiari del compianto arcivescovo e a quanti lo hanno amorevolmente assistito, la confortatrice benedizione apostolica. Unisco il mio personale cordoglio e la mia preghiera.

Cardinale Pietro Parolin, Segretario di Stato di Sua Santità.




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