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Influenza aviaria: Regione chiede a Governo stato di crisi


Richiesta al Governo dello stato di crisi per il settore avicolo; possibilità per le aziende di portare all’ammasso tutto il prodotto invenduto; rafforzamento della campagna nazionale per una corretta informazione sui consumi di carne bianca; aiuti alle aziende avicole che stanno perdendo reddito, con misure creditizie di consolidamento del debito ed utilizzando anche il sistema dei Consorzi fidi; richiesta dell’attivazione straordinaria di ammortizzatori sociali (Cassa integrazione speciale, contratti di solidarietà) per parecchie centinaia di addetti, soprattutto avventizi, che rischiano entro breve tempo di perdere il posto di lavoro. Ma anche campagne di informazione per i cittadini a livello nazionale e locale.


Queste le prime misure concordate nel pomeriggio di ieri, 3 novembre, dall’assessore regionale all’Agricoltura, Tiberio Rabboni con i rappresentanti di tutte le componenti interessate – associazioni professionali e di categoria, imprenditori, istituzioni, sindacati, che hanno costituito un “tavolo di crisi” – per fronteggiare la drammatica situazione dell’avicoltura colpita da un crollo verticale dei consumi di pollame e uova a seguito del dilagare delle notizie sull’influenza aviaria e dell’allarmismo che si è creato circa l’esplodere di una possibile pandemia. Gli operatori del settore, in particolare, hanno sottolineato l’urgenza delle misure da adottare per evitare conseguenze irreparabili per il settore. Un’istanza che l’Assessore Rabboni ha già portato all’attenzione del Governo.

Rabboni ha annunciato inoltre il varo di iniziative per la sollecitazione dei consumi, con campagne di informazione. Quella regionale, che vedrà la realizzazione di spot su radio e tv locali, sarà incentrata sulla efficienza ed efficacia del sistema dei controlli in regione che consentono “qualora si manifesti un caso di aviaria, di individuarlo in tempo reale , di isolarlo ed eliminarlo”. La campagna nazionale riguarderà invece l’etichettatura volontaria dei prodotti avicoli per una completa informazione al consumatore, la cosiddetta carta d’identità dei prodotti, che sarà presentata il 14 novembre prossimo a Milano e vedrà protagoniste, oltre alla Regione Emilia-Romagna, anche le Regioni Veneto e Lombardia. L’etichettatura volontaria, a cui hanno aderito tutte le aziende regionali, consentirà di determinare non solo l’origine, ma anche il tipo di allevamento e di alimentazione, compreso l’utilizzo o meno di antibiotici nel corso della crescita degli animali allevati.

Infine, Rabboni ha ribadito l’impegno della Regione per salvaguardare l’occupazione dei 160 addetti della Centrale Avicola di Forlì.
“Dobbiamo preservare la capacità produttiva e professionale dell’avicoltura regionale in vista della normalizzazione – ha concluso Rabboni – e superare il paradosso per il quale gli allevamenti e le industrie del settore sono tra le più moderne in Europa dal punto di vista organizzativo, gestionale e tecnologico ma siamo l’unico paese in Europa a registrare il crollo dei consumi”.

Per quanto riguarda l’aspetto sanitario verranno adottate particolari misure di biosicurezza per evitare il contagio delle specie avicole domestiche allevate all’aperto da parte degli uccelli selvatici eventualmente portatori di virus influenzale avicolo. Sono quelle previste dall’ordinanza firmata oggi dal presidente della Regione Vasco Errani in applicazione dell’ultima ordinanza del ministro della salute Storace del 22 ottobre scorso. L’area su cui sarà applicata l’ordinanza di Errani – agli allevamenti all’aperto – è compresa tra il confine nord dell’Emilia-Romagna e l’Autostrada A1 ed è stata individuata in base alle principali rotte migratorie degli uccelli selvatici, alla presenza di aree umide e alla distribuzione degli allevamenti avicoli di tipo industriale. In questi luoghi dovranno dunque essere adottati, oltre alle consuete norme di corretta gestione degli allevamenti, anche specifici accorgimenti per evitare il contatto tra fauna selvatica e domestica, come il confinamento degli animali, per quanto possibile, in zone protette, con alimentazione e abbeverata al chiuso o sotto adeguata copertura. Per quanto riguarda invece mostre, mercati e fiere, l’ordinanza Errani prevede che possano essere autorizzate dai Comuni, previo parere favorevole dei competenti Servizi veterinari delle Ausl e del Centro emiliano romagnolo di epidemiologia veterinaria, operativo presso la sezione di Bologna dell’Istituto zooprofilattico sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna.

In Emilia-Romagna è attivo da tempo un collaudato sistema di sorveglianza veterinaria e di prevenzione, ulteriormente rafforzato, in collaborazione con gli organismi sanitari nazionali ed internazionali, a fronte del possibile rischio aviaria. Da qualche giorno l’Assessorato politiche per la salute ha anche messo in linea un sito, cui è possibile accedere dal portale www.saluter.it, per fornire agli operatori sanitari e ai cittadini informazioni corrette, chiare e tempestive su un fenomeno, da non sottovalutare, ma che deve essere affrontato evitando atteggiamenti allarmistici.

Le decisioni comunitarie, da cui prendono spunto i provvedimenti nazionali, decadranno il 1° dicembre prossimo, periodo in cui si presume conclusa la migrazione degli uccelli selvatici. La permanenza in vigore dell’ordinanza Errani sarà definita in base al confronto con il Ministero della salute.